Sagra del Mare 2025 “Made in Procida”

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Sebastiano Cultrera – Dico subito che, secondo me, si è trattato di un’edizione abbastanza positiva e mediamente apprezzata dal pubblico, residente ed ospite. Ma vanno fatte alcune premesse. La fondamentale è: che tipo di evento vogliamo e a chi è rivolto?

Oggi, con i social, tutto sembra più veloce e vicino. Spesso cerchiamo negli eventi dal vivo le stesse emozioni che viviamo online. Ma capita che la realtà non coincida con le aspettative create dal mondo virtuale.

Le serate musicali: gusti diversi, pubblico diverso

Parto dalla fine per spiegarmi meglio: dai tre eventi musicali delle serate conclusive che hanno caratterizzato la Sagra di quest’anno.

Dal punto di vista del valore artistico e musicale (e secondo i miei gusti), il concerto di Joe Barbieri è stato l’evento di maggiore qualità e spessore culturale. Eppure, è stato quello con meno pubblico. Colpa del pubblico? Non credo: forse andava comunicato in modo mirato, per coinvolgere chi apprezza una musica più raffinata. Chi se l’è perso, probabilmente, si morderà le mani.

The Kolors meritano un plauso: bravi, sette più! A loro e a tutta l’organizzazione. Voglio sottolineare che quella serata, di grande successo, ha definitivamente sancito la scelta vincente del palco davanti alla Chiesa: così il pubblico può ascoltare dalla piazza, dalla banchina fino oltre il Procida Hall e dall’area portuale, godendo di un’acustica ottimale che la posizione laterale del palco penalizzava. Un suggerimento: aggiungere qualche schermo video in più, fino alla fine del porto.

Il rapper napoletano ha conquistato i giovanissimi. A chi, come me, piace altro, non entusiasma, ma il suo pubblico c’è stato. Bene anche lui, tutto sommato.

Festa popolare o evento identitario?

Questi esempi musicali mi servono per sottolineare un punto: anche quando si parla di festa popolare, bisogna chiarire a chi ci si rivolge. Il “popolo” non è un blocco unico: gusti, sensibilità e messaggi sono molto diversi.

Arriviamo quindi alla serata della Graziella, da sempre gioia e delizia per gli organizzatori. Ma anche qui occorre essere onesti: non appartiene più al palinsesto emotivo di tutti i procidani. Anche escludendo gli ospiti accorsi per l’occasione, la vera serata popolare non è stata la Graziella, ma The Kolors. E non solo per turisti o curiosi di passaggio, quindi: soprattutto per i procidani! È da anni che la Graziella non è più l’evento più seguito.

Allora, perché abbassare il livello della qualità e della ricerca artistica per renderla più popolare? Perché rinunciare a sperimentare, se ormai la manifestazione è diventata un appuntamento di nicchia? Al netto di amici e parenti delle splendide ragazze in gara, delle autorità con i parenti, la partecipazione alla serata è stata modesta. Onestamente la serata di presentazione a Terra Murata mi è sembrata più autentica e identitaria. Maria Silvia Barone è stata una splendida rivelazione, anche se non ha (ancora…) l’esperienza di Roberta Capua, perfetta nella serata della Graziella. Le dieci Grazielle sono state tutte interessanti, con la meritata vittoria di Alessandra Grieco. Ma, per me, a Terra Murata, anche senza il costume tradizionale (che aggiunge comunque tanta magia), le ragazze sono apparse molto significative.

Nella serata alla Marina, andata avanti – tranne Rivieccio e Capua – solo con procidani bravi o allo sbaraglio, si è ripreso lo stile di qualche anno fa. È sembrato un omaggio alle figure mitiche di Vincenzo Cacciuttolo – che non c’è più – e di Aurelio Allocco – che, nonostante la veneranda età, è ancora presente- (Scherzo, e saluto la sua spiritosa sagacia). Si è comunque respirato “l’artigianalità” di quei tempi: tutto fatto in casa. Alcune cose erano consolidate, come la solita ProMusic e Maria Coppola, altre nello spirito della Corrida, con il relativo saliscendi.

Uno sguardo al futuro: tra identità e innovazione

Credo che la Graziella vada ripensata, non più in senso nazional-popolare, ma per quello che è davvero: una manifestazione verace, dimostrativa dell’identità procidana, che è cosa distinta, per quanto vicina, da quella napoletana.

Due ulteriori elementi segnano un passo avanti utile per il futuro: la rivalutazione in atto, della figura di Lamartine (con la presenza del Console Francese, fatto importante in tal senso, e con la pubblicazione del libro sul grande personaggio francese, scritto da Pasquale Lubrano) e il ritorno di tanti giochi marini, che restituiscono un po’ di mare nella Sagra. Forse, a proposito, anche l’interessante convegno sul Mare, del mese scorso potrebbe essere ricalibrato – se ripetuto – in sintonia con la Sagra.

Ci sarebbero altri particolari, di cui si chiacchiera, da approfondire (scenografia, durata delle serate, le contrade, il territorio, ecc.). Ne parleremo in un’altra occasione.

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