Procida. Buon 2026, anno elettorale
Sebastiano Cultrera – Il Presidente Mattarella, nel suo discorso di fine anno, accoglie l’invito di Leone XIV alla ragionevolezza e alla serenità, anche nelle dispute. «Se ogni circostanza diviene pretesto per violenti scontri verbali, per accuse reciproche, di cui non conta il fondamento ma soltanto la forza polemica, non si esprime una mentalità di pace, né se ne costruiscono le basi», ribadisce con forza il Capo dello Stato.
Ma l’anno elettorale, nella nostra isola, sembra iniziare proprio con toni alti. Ciascun protagonista — e ciascun militante — si industria a “spararla” più grossa, per dimostrare che l’avversario di turno ha commesso errori e, magari, ne commette tuttora.
È minimo lo sforzo di spiegare la bontà della propria azione politica; ed è quasi nullo, allo stato, lo spazio dedicato a illustrare la parte propositiva, cioè le idee e le soluzioni che si intendono portare avanti.
Ciascun contendente — e quindi ciascun adepto delle due parti che sembrano contendersi la guida dell’isola nel prossimo quinquennio — sembra curarsi poco di sé e della propria parte. Nessuno ci spiega come aggiusterà il tiro, come rimedierà ai propri errori (che pure ci sono stati, nelle stagioni amministrative di rispettiva competenza).
Niente di tutto ciò. Il clima corrente è: «Lui è peggio di me».
Il fine, ovviamente, è galvanizzare i propri elettori e motivarli ad andare a votare. Da una parte e dall’altra. E gli incerti? Gli indecisi?
Secondo queste logiche, è meglio che stiano a casa. Che non diano fastidio con dubbi e incertezze. Chi non se la sente di fare la “battaglia finale” per abbattere il nemico si tolga di mezzo: non è tempo di anime pensanti o delicate. Servono soldati, da una parte e dall’altra.
A me, evidentemente, questo primo assaggio di campagna elettorale non piace. E sono sicuro che l’esito di una competizione siffatta non sarà utile a Procida.
Perché, prima ancora di Muro (e Capezzuto, Scala, ecc.) e di Ambrosino (e Titta Lubrano, Lauro, ecc.), ci dovrebbe essere Procida.
Cosa possiamo fare, in questo frangente, noi cittadini? Poco. “Di fronte all’interrogativo: «Cosa posso fare io?», dobbiamo rimuovere quel senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno.” esorta sempre Mattarella.
Non è facile. Ma se cominciamo, ognuno di noi, a considerarci prima procidani e poi tifosi, possiamo fare molto.
Ho lanciato un allarme, qualche mese fa, sulla scadenza contrattuale — fra circa 18 mesi — relativa al complesso di Terra Murata, che, mi risulta, sta subendo interventi in contrasto con i programmi sottoscritti (sia da chi c’era prima sia da chi c’è adesso). Eppure, nessuno se ne importa: si contattano soltanto, uno ad uno, i membri delle associazioni, per accaparrarsi il voto.
E non so se i giovani — e meno giovani — delle associazioni interessate siano ancora così ingenui da non capire che, se si perdesse tutto il complesso, ogni promessa sarebbe resa vana, chiunque vinca.
Il quadro, quindi, è desolante, proprio in un momento storico felice per la nostra isola. Dagli anni ’80 in poi, la notorietà dell’isola è aumentata fortemente per un concorso di fattori che abbiamo già spesso analizzato. Le amministrazioni che si sono succedute hanno, bene o male, favorito quel processo.
Procida Capitale della Cultura è stato un merito di Dino Ambrosino, ma non può essere visto come un punto di arrivo: deve essere un punto di partenza, con un’analisi onesta dei pro e dei contro effettivi dell’impatto dell’evento.
Servirebbero analisi approfondite e, forse, faticose. Servirebbero elaborazione e partecipazione reale — non elettorale — delle categorie produttive e dei cittadini. Servirebbe un lavoro vero per un programma vero e dettagliato per i prossimi cinque anni di amministrazione, e non i programmini “taglia e incolla” dell’ultim’ora (by ChatGPT, naturalmente).
Ma perché fare tutta questa fatica, quando si riescono a mobilitare gli elettori — almeno i propri, che sembrano bastare a ciascuno — semplicemente gettando improperi verso il nemico/avversario?
Buon anno elettorale a tutti!