Procida abbraccia Carmine Caputo. Cittadino onorario per amore e visione
Leo Pugliese – È stato un momento carico di emozione, di memoria e di futuro quello vissuto nell’aula consiliare “Vittorio Prascandola”, poco prima della fine dell’anno, durante la cerimonia ufficiale per il conferimento della cittadinanza onoraria a Carmine Caputo, imprenditore visionario e simbolo del Made in Italy nel mondo. A volerlo fortemente, l’assessore Leonardo Costagliola, che ha preso la parola con un intervento denso, sentito, capace di restituire il senso profondo di un legame che va ben oltre le carte e le formalità.
“Conferire la cittadinanza onoraria – ha esordito Costagliola – è un gesto che sancisce un’appartenenza. È dire a una persona: sei parte di noi, anche se le tue radici sono altrove. E quando questa persona ha saputo imprimere una traccia così profonda nella nostra comunità, allora non è solo un onore, è un dovere morale.”
Carmine Caputo, napoletano di nascita, classe 1947, è il volto e il cuore del Mulino Caputo, azienda fondata nel 1924 e divenuta, sotto la sua guida, un’icona internazionale dell’eccellenza molitoria. Ma a Procida, Caputo ha portato molto più della sua fama imprenditoriale: ha portato amore, rispetto, visione. Come ha ricordato l’assessore, il legame con l’isola nasce negli anni Settanta, quando da giovane veniva in vacanza con la zia. Poi, negli anni Ottanta, Procida diventa per la famiglia Caputo il luogo del cuore, e infine, dagli anni Duemila, la seconda casa. Una scelta di vita, non di convenienza.
“Carmine ha scelto Procida – ha sottolineato Costagliola – non per caso o per moda, ma per affetto autentico. Ha investito sul territorio, ha recuperato una storica casina a Solchiaro, ha reimpiantato un vigneto con il vitigno Levante, contribuendo a custodire la nostra memoria agricola.”
Ma il contributo di Caputo va ben oltre il piano personale. È attivo protagonista della vita culturale ed enogastronomica dell’isola. Tra le tante iniziative, spicca Un Pizzaiuolo per Procida, evento nato nel 2021 dalla sua volontà, da quella del compianto Sergio Miccù e del Comune, per celebrare l’arte pizzaiola e le tradizioni locali, mettendo insieme maestri pizzaioli da Napoli, Procida e dal mondo. “Non una semplice festa – ha evidenziato l’assessore – ma un progetto culturale, che unisce qualità, formazione, promozione del territorio.”
Non è un caso se il nome di Carmine Caputo è legato anche a uno dei traguardi più alti della cultura gastronomica italiana: l’inserimento, nel 2017, dell’arte del pizzaiuolo napoletano nel patrimonio immateriale dell’UNESCO. Un risultato che porta anche la sua firma, insieme all’Associazione Verace Pizza Napoletana e ad altri protagonisti del settore.
Durante il suo intervento, Costagliola ha voluto ricordare anche il valore educativo e sociale dell’impegno di Caputo: “Attraverso il lavoro quotidiano, attraverso la trasmissione dei valori familiari al figlio Antimo, oggi amministratore delegato dell’azienda, Carmine ha dimostrato cosa significa costruire futuro senza dimenticare le radici.”
Il Mulino Caputo esporta oggi in 86 Paesi, ha stabilimenti a Campobasso e Bergamo, e ha saputo innovare con prodotti senza glutine, senza mai tradire la qualità artigianale. Un simbolo del Made in Italy che parla al mondo, ma che non ha mai smesso di parlare anche alla sua comunità, a quella Procida che ora lo riconosce formalmente come cittadino.
“Questa cittadinanza onoraria – ha concluso Costagliola – non è solo un riconoscimento. È un gesto di gratitudine, ma anche di restituzione. Carmine Caputo ha dato tanto a Procida, e ancora continuerà a farlo. Oggi, siamo noi a dire grazie e a dirgli: benvenuto tra i nostri concittadini.”
L’applauso che ha seguito queste parole è stato lungo e sincero, come sincero è stato il cammino che ha portato a questo momento. Carmine Caputo ha ringraziato con commozione, promettendo di continuare a essere “procidano nel cuore e nelle azioni”. Perché, come ha detto in chiusura l’assessore, “ci sono luoghi che ci scelgono, e persone che li onorano. Carmine Caputo ha fatto entrambe le cose.”